2018

Ho finito l’anno, gli ultimi mesi dell’anno, in un modo incredibile, inaspettato.

Ho trovato la felicità. Ho trovato una cosa che assomiglia impressionantemente al mio posto nel mondo.

Ho lavorato duramente, senza accorgermene forse, ma duramente, per anni, per arrivare qui.

Arrivare a essere libera come sono, a sapere cosa mi piace e sapere come farlo, a non avere paura a sperimentarlo, a conservare le energie per usarle nelle cose belle, per creare nuova energia.

Sono commossa per la felicità che ho trovato, commossa per me stessa. Non pensavo di sentirmi di nuovo, o forse per la prima volta, così.

È bellissimo. Sono grata a questo anno passato per la svolta che mi ha dato, che io gli ho dato.

Grata per essermi aperta di nuovo. Grata per avere scoperto che nonostante gli anni di silenzio, il mio cuore era ancora lì, intatto, intero, forte, alato.

La mia felicità mi fa volare via. Mi fa ridere e sorridere molte volte al giorno. Mi fa preparare cento volte a settimana per fare cento cose diverse e faticose ma bellissime e liberatorie.

Mi fa battere forte il cuore.

E mi fa entrare le persone nel cuore.

Non ho buoni propositi per il 2019. Così va benissimo. Sono stata brava.

Avanti così!

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Solo cose belle

Ho avuto un week end di solo cose belle.

Non pensavo fosse possibile. Solo cose belle.

Ho avuto un lunedì col sorriso. A dispetto di stanchezza e lavoro. Un grosso monello sorriso.

È martedì, e ancora qualcosina mi porto di quel sorriso su queste labbra. Quello, un profumo nuovo e il ricordo di un’ora volata via.

Ora so come accorciare il tempo. Mentre si dilata fino alla prossima ora rapida e rapita.

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In verno. In versa.

Stanca.

Vorrei mettermi i pantaloni della tuta sulla faccia, per vedere se la vita migliora un po’.

L’inverno intanto è arrivato. Speriamo che porti qualcosa di buono, oltre alle nuvole, all’esaurimento e alla confusione mentale.

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Wish you were here

Non ho mai pensato di essere una persona da oggetti, simboli e ricordini…

Non avrei mai creduto di potermi legare al simulacro di qualcuno, non avendo altro, a un suo oggetto personale.

Non so cosa mi sia successo con te, che mi hai portato ad essere opposta di come credevo, o forse di come non mi conoscevo essere…

Ma salutarti ogni mattina è un rito piccolo, malinconico, che mi dà più serenità che tristezza: una certa misura di coraggio, un accenno di pazienza prima di iniziare; un qualche conforto quando uscendo riprendo la via di casa.

Mi trasforma in mia nonna, il tuo viso, il cui solo pensiero e il saluto che ti dedico sono la forma di lamentazione, di rassegnazione alla vita e ai suoi dolori che le ho sempre sentito ripetere come una litania “ohimè, ohi mè mè”

Oggi ho avuto il tuo portachiavi, e non me lo aspettavo, mi sono risalite le lacrime che da un po’ non tornavano, eppure l’ho ricevuto con gratitudine e stringerlo, così solido nel mio palmo, così concreto, mi ha suscitato la solita litania e un altro pezzettino di forza da ricavare quando questo ambiente ostile diventa troppo da sopportare…

Ora sei una parte del mio mazzo di chiavi, la più resistente, ti porto in tasca perché nel cuore non è abbastanza, ti stringo ora perché prima non l’ho fatto abbastanza, o forse mai.

Per dirti che ti ricordo sempre. Non ti scordo mai.

Ti voglio bene sempre. Vorrei che fossi qui.

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Dei bilanci che mi tocca ammettere positivi

Cresciuta ancora, anche se sembra grottesco come verbo applicato alla mia età.

35. Non ne colgo più il senso da tante volte ho cercato di studiarne il significato.

Cosa è successo ancora di nuovo nella mia vita nell’ultimo anno? Si può dire che sia cresciuta o sono solamente invecchiata un altro po’?

Mi sto ferocemente sforzando, ultimamente, di essere più obbiettiva riguardo a me stessa, per onestà intellettuale e per una giusta ricerca di soddisfazione di cui sento forte l’esigenza.

A confronto fortuito e forzato con persone e situazioni sono arrivata a comprendere che in realtà, quello che ho sempre percepito come una mancanza di costanza e una sfilza di tentativi ed errori, e lunghe e tribolate distrazioni dalla via principale, mi ha procurato molte e molte esperienze e sfaccettature che non sono così scontate e comuni come sono portata a credere.

Ho tentato e testato molte cose, quasi tutte volendole fortemente, e non è necessariamente un fallimento il fatto che meno voluto sia stato l’abbandono o la perdita della maggior parte di esse.

Ancora più grande e sorprendente è l’accettazione inerme e grata della verità che mi sta davanti agli occhi: sono cresciuta (davvero cresciuta in questo caso, per volontà e non solo per invecchiamento, nonostante non si possa dire che sia stato necessariamente del tutto positivo il mio sviluppo in questo senso) in egoismo e cinismo, in sincerità brutale, in repulsione della più minima diplomazia o fittizio edulcoramento della realtà, non ammettendo favole su stessi o sull’altro, non concedendo indulgenti fraintendimenti di un sentimento, di illusione dalla cruda verità, rendendomi così una persona dura, a volte aggressiva (questo in modo purtroppo non intenzionale il più delle volte) e diretta in modo quasi insostenibile. Eppure mai come adesso sento vicine tante persone, tanti amici di cui ricevo ogni giorno con inalterato stupore l’affetto sincero, gratuito e generoso, e anche nuove conoscenze che sembrano vedere in me aspetti, che trovo personalmente inattraenti se non addirittura scoraggianti, che provocano apparentemente un moto di simpatia, e della più gradita specie, quella schietta e senza peli sulla lingua, poiché sempre col mio carattere spigoloso si devono andare a confrontare.

Questo è per me totalmente e piacevolmente sconcertante.

E seguendo la logica stringente a cui obbligo tutti a sottostare, non posso non pensare che evidentemente da qualche parte dentro di me c’è qualcosa che involontariamente e quasi controvoglia chiama affetto e chiama simpatia o sintonia.

Sarebbe bello pensare che sia la totale onestà intellettuale, anche a scapito della umana gentilezza e del desidero atavico di conformarsi e di piacere, ad attrarre gli altri esseri umani, per il piacere che ne deriva del poter essere con me completamente liberi, come penso di riuscire ad essere io con loro.

D’altra parte non è che non provi affetto io stessa. O amore. O desideri di appartenenza e di unicità al contempo.

Solo odio nascondermi e nascondere gli aspetti sgradevoli che essi portano, o che inevitabilmente si affiancano ai moti più elevati dello spirito.

Che raramente ormai mi connotano.

Così ciò che credo che piaccia ad alcuni di me, è la cruda e nuda natura umana, quella che a volte vorrebbero poter indossare con più noncuranza, ma che si sentono obbligati a levigare e raffinare per meglio incarnare il contesto umano e sociale in cui viviamo.

Ma guarda un po’ che razza di bilanci che vengono fuori da un venerdì sera di stanchezza infinita e leggera tristezza, chiusi nella propria tana sul divano.

E io che volevo scrivere dell’amore…

Ed un pensiero a te che stai lassù, e che forse mi chiami a scrivere, perché è come se ogni lettera potesse essere a te indirizzata. Comunicazione tra i mondi.

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Vento di altrui passioni

Che strano questo inizio d’autunno…

le notti infinite di cantieri e treni dove prima c’era il silenzio, di fusa e piccole scosse, questa sera di vento e incendi lontani…

Come mai amo tanto i film romantici?

Quelle atmosfere fasulle che ripuliscono con la scusa della passione così tante azioni sconvenienti, così tanti pensieri e desideri fuori luogo, di cui solo un protagonista di finzione può farsi fregio e vanto…

Che nella vita dalla parte opaca dello schermo, se sogni fuori dalle righe non sei un puro di cuore, ribelle ma per questo più amato e apprezzato… sei solo uno dei tanti poveri diavoli che è uscito dal seminato e ne paga scotto e conseguenze, visto per ciò che è… un cuore schiavo di ossessioni sterili, ammanettato ad una pagina bianca. Un perdente su tutta la linea.

Il fascino di seguire il tuo cuore dov’è? Si trova solo in cima a un cavallo indomito…

bello è seguire questi cuori a cavallo, dove le ossessioni fruttificano e portano gloria se non felicità…

L’autunno porta con se come ogni anno la caduta di foglie e illusioni… il migrare del riposo, la minaccia del Natale, il caldo e crepitante inaridirsi dell’età e del mio corpo insieme al tempo che passa.

Che strano, ancora una volta, questo inizio di autunno…

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Stare bene

L’aria è così dolce stasera…

Ho assaporato alcuni istanti di autentica serenità, lo sguardo perso nella bellezza modesta della mia città, che sa incantare gli occhi di chi la ama.

Tutto è così tiepido questo 16 settembre che sembra di essere nella parte migliore dell’estate, quella che non esiste, col clima perfetto, il mormorio piacevole di tante ma non troppe persone nelle piazze e il cuore scaldato da un senso di appartenenza e di orgoglio per stare qui ora, sola tra tanta altra umanità, a godere insieme degli scampoli dell’agosto ormai trascorso.

Si respira bene

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Immersione

La stanchezza emotiva che arriva a onde, a periodi, mescolandosi con una tristezza impropria e facendomi ogni volta pensare che così stanca forse non lo ero mai stata.

Senz’ altro sarà già successo, ma questo agosto mi ha succhiato via l’energia e quel briciolo di positività che di quando in quando faticosamente riesco a racimolare.

E mi lascia così, vuota come l’esuvia di una cicala al termine della dorata estate, troppo paurosa o esausta per affrontare anche l’inverno.

Mi hai colto alla sprovvista quest’anno, agosto, sulla cresta di una piccola onda che ero così entusiasta di aver visto crescere e su cui avevo soffiato con forza per poterne cavalcare ancora qualche metro…

Risospinta nei flutti all’improvviso, dimentico come trattenere il fiato e ingoio tutto, litri di acqua nei polmoni e la sensazione asfissiante che l’aria sia solo un lontano ricordo, o la vaga promessa di un anno che verrà.

Un ripetersi ciclico di cui odio l’inevitabilità pur avendo imparato a conviverci.

Torno a vivere in apnea, in attesa di futuri, improbabili, offuscati tempi migliori.

Che il mio cuore torni sereno, un giorno, dai pascoli lontani dove l’ho smarrito, chissà quante onde e risacche d’agosto fa.

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Con un abbraccio

Che silenzio oggi in ditta, non è mai stata così silenziosa…

Quel vuoto che grava, che è grave sui cuori e fa lavorare tutti sottovoce, anche le macchine

Sento il vuoto così pesante da ieri, e i giorni prima di ferragosto amplificano il silenzio che ho dentro, lo distribuiscono sulle strade in città, sulle autostrade in montagna, tra i miei muri di casa, tra la mia fronte e la nuca.

Domani verrò a vederti, a salutarti anche se troppo tardi, anche se in silenzio.

Ma forse era meglio così, egoista il mio desiderio di guardarti ancora negli occhi e sentire la tua voce roca.

Egoista il desiderio lasciato a quell’unica stella, di tenerti qui con noi.

Ma lei doveva saperla più lunga di me perché invece ti ha preso con se; non posso dire la cosa più giusta perché non c’è giustizia in questo abbandono, ma forse la cosa migliore per te a questo punto, finalmente anche tu senza fardelli e fatica, ti spero libero e leggero e in dolcissima compagnia, in una magica crociera di ricordi dolci e dimentico degli affanni.

Il peso ora lo portiamo tutto noi, ma è almeno una piccola consolazione sapere che abbiamo fatto a cambio in questo.

Buono come il pane si dice, una pasta d’uomo. Ti dona. Sei tu.

Ti ho voluto sempre bene e così resterà sempre.

Ciao Lucio

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Senza integrità

Sono inconclusa.

Più vado avanti nella vita più mi accorgo di avere lasciato indietro dei pezzi di me, pezzi di puzzle, senza i quali non posso comprendere la totalità, o intravedere almeno il disegno generale sotteso alla mia personalità, la mia persona.

Ogni pezzo perduto si porta via una sfaccettatura, una peculiarità, un ricordo di me, impoverendo ciò che io sono, lasciandomi a vivere fingendo disinvoltura mentre cerco di proseguire tra una lacuna e l’altra, accerchiata dai buchi di ciò che ho smarrito per strada, sogni e emozioni e desideri e volontà.

Come aspettando che qualcuno un giorno, sulle mie tracce da sempre, o seguendo i miei stessi tortuosi percorsi, raccolti e collezionati con curiosità tutti i miei pezzi, si presenti a rendermi tutta in una volta l’unità smarrita, che spieghi e giustifichi l’idea recondita nascosta nel progetto di questo mio essere.

Nell’attesa di quel sollievo, di quel salvatore catartico, io intanto decresco, un pezzo alla volta, allontanandomi sempre più dall’età adulta, scivolando sempre più indietro verso una piatta fanciullezza di cui condivido paure e capricci, ma di cui non posseggo -non più- il conforto di speranze innocenza e fiducia.

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