Mediocre Femminino

Ho un inconfessabile desiderio di un piccolo gesto romantico, un inaspettato slancio di tenerezza, uno spontaneo impeto di affetto non contenuto, una frivola gentilezza galante…

Vorrei trovare cuori disegnati sui miei fogli sparsi, lettere nascoste tra le pagine di libri restituiti, un fiore lasciato sulla scrivania, un bacio sulla guancia perché ho sorriso nel modo giusto, un abbraccio stretto perché non ho sorriso affatto, un complimento sincero e spiazzante, perché non ho altra medaglia fasulla o preziosa e luccicante a scaldarmi l’ego…

Vorrei che lo specchio non mi negasse quotidianamente ogni sensazione di gioventù e avvenenza che ancora vorrei indossare in viso…

Vorrei che non fossi per tutti il mio spento ritratto nello specchio, non per gli uomini almeno, non per quel sesso maschile di cui anelo ancora tanta attenzione, leggera o grave che sia…

Un tempo lontano un ragazzo mi chiamava principessa.

Così stucchevole.

Impersonale.

Banale.

Quanto il mio femminile desiderio di avere ancora nelle vene quel genere di sangue blu.

Stupide innocenti fiabe di bambina.

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Cuore di tenebra

Oggi mi sono scattata una foto, mi sentivo felice, per un attimo ero felice, una biglia blu al collo e il sole in faccia.

Ho riguardato la foto e non sembravo felice, sembravo triste, ero triste, sono triste, una biglia blu non cambia l’essenza della mia vita… con una foto ho tirato fuori il contrario di quello che volevo mostrare, di quello che sentivo in quell’istante.

La foto postata è piaciuta… cosa hanno visto i miei amici, i conoscenti? Cosa è piaciuto? Il sorriso felice? La tristezza dietro il sorriso? Il tentativo di superare l’amarezza e apprezzare il momento? La biglia blu?

Se quando credo di sorridere spontaneamente esce una smorfia che non è di allegria, quando sforzo l’allegria, la normalità, la tranquillità… che maschera esce di me?

Cosa è in mostra che non so, che non voglio, che mi sfugge di ciò che sono, sul mio viso, nel mio corpo ogni santo giorno?

Come va, ragazza tenebra?

Abbiamo perso il controllo e la consapevolezza… poco altro resta

Parecchio piangere, cazzotti o guai.

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Torno a casa la sera e la luna è accecante quasi quanto i profumi dei fiori primaverili e la mia perenne insoddisfazione.

Cerco la luce della luna e fingo di cercare ispirazione ma la verità è che sono solo sbronza e anche questa serata di verità non mi ammorbidirà la vita o anche solo la visione che ho di me, in nessuno dei campi in cui mi o non mi piace esprimermi.

Benvenuta all’ennesimo inutile tentativo.

La primavera è qui ma io chissà dove sono rimasta.

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Niente domani

Cerco di essere più lucida e onesta con me stessa possibile ma io obiettivamente non riesco a vedere un futuro dopo i 35 anni.

Dopo i miei almeno.

Davvero non riesco a immaginare come potere continuare a vivere ancora così, senza scopo, senza soddisfazione, senza obbiettivi speciali o progetti o sogni.

Guardo avanti e vedo nero. Non per pessimismo. Perché semplicemente non vedo nulla. Nulla.

Sento la stanchezza crescere, l’energia abbandonarmi, sento un peso scendere lento ma grave sul mio stomaco, la leggerezza un amaro ricordo.

La mia vita sentimentale un reperto archeologico che nemmeno spolverato nei ricordi mi riesce più a riscaldare.

Come sopravviverò a quest’anno? Come sopravviverò al resto della mia vita?

Troverò mai me stessa in una qualche curva a gomito che mi aspetta tra un mese e l’altro?

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Non ululo più

Ho qualcosa in questi giorni, qualcosa di incastrato in gola, che toglie il respiro, che vorrei sputare fuori scrivendo, sparando parole a getti, a fiotti, per liberare il respiro e magari la testa

Ma

Non so più mettere le parole in fila, dalla gola non escono, non so più parlare e scrivere è concentrarsi e io non ho più forze ed energie da dare, non ho più penne ne fogli e le tastiere fredde vanno studiate un clic alla volta e io non ne ho

E allora

Cerco chi le parole le sa ancora maneggiare, chi ha voce calda per raccontarle e sputarle, scriverle e cantarle

Questa sera è buio sotto i Baustelle, che scavano anche quello che non c’è

Che giustificano anche i cliché

Che per parlar d’amore a primavera bisogna tirar fuori il fango e a volte il sudicio e guarda un po’ che se sai usare le parole, se la tua voce è calda e profonda abbastanza, esce tutto puro anche se forse non pulito.

Ascolto canzoni d’amore come se fosse ieri, come se avessi ancora tempo domani, come se fossi sporca ma pura, e della sporcizia non rimanesse che quel grumo di fango che mi blocca la gola.

E fu sera e fu mattina.

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Com’è come non è

Certe volte si soffre d’amore anche quando non si ama.

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miami?

Come questo disegno che amo, che nonostante questo ho stropicciato e rovinato indelebilmente ricercando un piacere più grande, senza accontentarmi di una dedica speciale… e che ho incorniciato esaltato e messo al posto d’onore perché lo amo anche e soprattutto così vissuto com’è.

Così è l’intera mia vita, l’intera mia storia, sprazzi di arte e bellezza sciupati e trascurati, stropicciati nella inquieta e costante ricerca di qualche cosa di più grande e immediato, ma tutti incorniciati preziosi nel mio cuore, in una collezione infinita di istanti a cui torno visitatrice assidua con dedizione, indulgenza e amore.

E amore.

E amore.

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Non desidero più

Quando apro gli occhi e davanti ho montagne

Quando apro i polmoni e respiro montagne

Qualcosa dentro si trasforma

Il mio cuore nero e lucido e tetro,

come un corvo

spicca il volo

Libero veloce leggero

Arioso finalmente e alto e dominatore

Non sono più quella che sono in pianura

Quella che sono a casa

Quella prigioniera che sono nella vita.

Sono altro, sono gioia e sono incredula, sono benevolenza e speranza

Sono completa e completamente distaccata, fuori di me, dai miei ossessivi pensieri

Sono piume e ali nel vento, sono planata sulla cima più alta, sono un bagliore tra alberi e neve

Un frammento di natura, infinitesimo

Ma bello, come l’umanità non è e non sarà mai.

Quando vedo inspiro ed espiro montagna

Divento montagna.

E non desidero più.

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Piccole cose

La sensazione più bella oggi, anzi degli ultimi giorni…?

La mia coda di cavallo che solletica la schiena nuda mentre mi cambio in spogliatoio.

Una cosa così piccola nevvero?

Eppure… una così piacevole sensazione… come non essere più sola, per un attimo. Come se fossero punte di dita a esplorarmi.

Come se dietro le mie spalle ci fosse qualcuno che in silenzio mi ama.

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Vorrei

A volte mi sento viva. Solo che non me lo ricordo mai.
E così ho l’impressione di non essere viva mai, di non essere viva più.
A volte, come stasera, sento la tristezza arrivare ad ondate e arriva da fuori di me, ondate di vita altrui, che mi ferisce per riflesso, o per ricordo, o per una morbosa gelosia…

A volte sento la gente vivere intorno a me e mi prendo la fatica immensa e il disturbo di invidiarla… a volte di imitarla… assai di rado di comprenderla, o di comprendere lo sforzo che gli costa vivere, vivere più di me.

In fondo quando penso che sono vuota e annoiata e fredda e cattiva e egoista semplicemente penso che mi manchi essere viva.

O essere in forze.

O essere.

Vorrei tanto -?- riuscire in qualcosa.

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