Stare bene

L’aria è così dolce stasera…

Ho assaporato alcuni istanti di autentica serenità, lo sguardo perso nella bellezza modesta della mia città, che sa incantare gli occhi di chi la ama.

Tutto è così tiepido questo 16 settembre che sembra di essere nella parte migliore dell’estate, quella che non esiste, col clima perfetto, il mormorio piacevole di tante ma non troppe persone nelle piazze e il cuore scaldato da un senso di appartenenza e di orgoglio per stare qui ora, sola tra tanta altra umanità, a godere insieme degli scampoli dell’agosto ormai trascorso.

Si respira bene

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Immersione

La stanchezza emotiva che arriva a onde, a periodi, mescolandosi con una tristezza impropria e facendomi ogni volta pensare che così stanca forse non lo ero mai stata.

Senz’ altro sarà già successo, ma questo agosto mi ha succhiato via l’energia e quel briciolo di positività che di quando in quando faticosamente riesco a racimolare.

E mi lascia così, vuota come l’esuvia di una cicala al termine della dorata estate, troppo paurosa o esausta per affrontare anche l’inverno.

Mi hai colto alla sprovvista quest’anno, agosto, sulla cresta di una piccola onda che ero così entusiasta di aver visto crescere e su cui avevo soffiato con forza per poterne cavalcare ancora qualche metro…

Risospinta nei flutti all’improvviso, dimentico come trattenere il fiato e ingoio tutto, litri di acqua nei polmoni e la sensazione asfissiante che l’aria sia solo un lontano ricordo, o la vaga promessa di un anno che verrà.

Un ripetersi ciclico di cui odio l’inevitabilità pur avendo imparato a conviverci.

Torno a vivere in apnea, in attesa di futuri, improbabili, offuscati tempi migliori.

Che il mio cuore torni sereno, un giorno, dai pascoli lontani dove l’ho smarrito, chissà quante onde e risacche d’agosto fa.

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Con un abbraccio

Che silenzio oggi in ditta, non è mai stata così silenziosa…

Quel vuoto che grava, che è grave sui cuori e fa lavorare tutti sottovoce, anche le macchine

Sento il vuoto così pesante da ieri, e i giorni prima di ferragosto amplificano il silenzio che ho dentro, lo distribuiscono sulle strade in città, sulle autostrade in montagna, tra i miei muri di casa, tra la mia fronte e la nuca.

Domani verrò a vederti, a salutarti anche se troppo tardi, anche se in silenzio.

Ma forse era meglio così, egoista il mio desiderio di guardarti ancora negli occhi e sentire la tua voce roca.

Egoista il desiderio lasciato a quell’unica stella, di tenerti qui con noi.

Ma lei doveva saperla più lunga di me perché invece ti ha preso con se; non posso dire la cosa più giusta perché non c’è giustizia in questo abbandono, ma forse la cosa migliore per te a questo punto, finalmente anche tu senza fardelli e fatica, ti spero libero e leggero e in dolcissima compagnia, in una magica crociera di ricordi dolci e dimentico degli affanni.

Il peso ora lo portiamo tutto noi, ma è almeno una piccola consolazione sapere che abbiamo fatto a cambio in questo.

Buono come il pane si dice, una pasta d’uomo. Ti dona. Sei tu.

Ti ho voluto sempre bene e così resterà sempre.

Ciao Lucio

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Senza integrità

Sono inconclusa.

Più vado avanti nella vita più mi accorgo di avere lasciato indietro dei pezzi di me, pezzi di puzzle, senza i quali non posso comprendere la totalità, o intravedere almeno il disegno generale sotteso alla mia personalità, la mia persona.

Ogni pezzo perduto si porta via una sfaccettatura, una peculiarità, un ricordo di me, impoverendo ciò che io sono, lasciandomi a vivere fingendo disinvoltura mentre cerco di proseguire tra una lacuna e l’altra, accerchiata dai buchi di ciò che ho smarrito per strada, sogni e emozioni e desideri e volontà.

Come aspettando che qualcuno un giorno, sulle mie tracce da sempre, o seguendo i miei stessi tortuosi percorsi, raccolti e collezionati con curiosità tutti i miei pezzi, si presenti a rendermi tutta in una volta l’unità smarrita, che spieghi e giustifichi l’idea recondita nascosta nel progetto di questo mio essere.

Nell’attesa di quel sollievo, di quel salvatore catartico, io intanto decresco, un pezzo alla volta, allontanandomi sempre più dall’età adulta, scivolando sempre più indietro verso una piatta fanciullezza di cui condivido paure e capricci, ma di cui non posseggo -non più- il conforto di speranze innocenza e fiducia.

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Slidining days

Scivola tutto via, così vertiginosamente che non stupisce che ogni giorno il mal di testa passi a trovarmi, così irrimediabilmente che non stupisce che abbia accumulato più ansia di mia madre, lei – madre primigenia dell’ansia, così velocemente che il mio capogiro è la rotazione della terra stessa, così inaspettatamente che ogni volta che mi volto per guardare la settimana scopro guai e garbugli che ho già quasi risolto senza averli quasi visti, che ho accumulato senza nemmeno averli intravisti.

Così scivolosa è diventata la mia vita che niente e nessuno più può restare aggrappato a lungo, non un eroe che resista in piedi senza finire alla porta senza che lo accompagni nemmeno, senza quasi che me ne accorga.

La gente, le situazioni, mi scorrono addosso come gocce di pioggia sul parabrezza di un auto ad alta velocità, quando riesco a inquadrare qualcosa è soltanto la scia, la traccia luminosa di ciò che è già trascorso che posso mettere a fuoco. Tutte queste gocce che passano e se ne vanno, impattano sulla mia vita per un secondo e lasciano tracce del tutto delebili, sottili e bagnano come di pianto il vetro del mio cuore.

Ma io sto dall’altra parte del vetro, aziono i tergicristalli e la vita va aventi.

Resta una vita bagnata e scivolosa, sempre meno trasparente, sempre più raramente lucida.

E quel pinguino nella caverna ancora incita: scivola…

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In cerca di

In certi momenti è come se tutta la felicità del mondo fosse dentro alla tua bocca, alla tua bocca e a quei tuoi occhi belli di un colore che ancora non ha un nome…

Per afferrare la felicità dovrei solo entrare nella tua bocca e toccare la tua lingua… e guardarti negli occhi un po’ più a lungo, proprio io, che sempre abbasso lo sguardo per prima, per timore, perché la spavalderia la finge bene il resto del mio corpo ma i miei occhi se ne vergognano.

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Mediocre Femminino

Ho un inconfessabile desiderio di un piccolo gesto romantico, un inaspettato slancio di tenerezza, uno spontaneo impeto di affetto non contenuto, una frivola gentilezza galante…

Vorrei trovare cuori disegnati sui miei fogli sparsi, lettere nascoste tra le pagine di libri restituiti, un fiore lasciato sulla scrivania, un bacio sulla guancia perché ho sorriso nel modo giusto, un abbraccio stretto perché non ho sorriso affatto, un complimento sincero e spiazzante, perché non ho altra medaglia fasulla o preziosa e luccicante a scaldarmi l’ego…

Vorrei che lo specchio non mi negasse quotidianamente ogni sensazione di gioventù e avvenenza che ancora vorrei indossare in viso…

Vorrei che non fossi per tutti il mio spento ritratto nello specchio, non per gli uomini almeno, non per quel sesso maschile di cui anelo ancora tanta attenzione, leggera o grave che sia…

Un tempo lontano un ragazzo mi chiamava principessa.

Così stucchevole.

Impersonale.

Banale.

Quanto il mio femminile desiderio di avere ancora nelle vene quel genere di sangue blu.

Stupide innocenti fiabe di bambina.

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Cuore di tenebra

Oggi mi sono scattata una foto, mi sentivo felice, per un attimo ero felice, una biglia blu al collo e il sole in faccia.

Ho riguardato la foto e non sembravo felice, sembravo triste, ero triste, sono triste, una biglia blu non cambia l’essenza della mia vita… con una foto ho tirato fuori il contrario di quello che volevo mostrare, di quello che sentivo in quell’istante.

La foto postata è piaciuta… cosa hanno visto i miei amici, i conoscenti? Cosa è piaciuto? Il sorriso felice? La tristezza dietro il sorriso? Il tentativo di superare l’amarezza e apprezzare il momento? La biglia blu?

Se quando credo di sorridere spontaneamente esce una smorfia che non è di allegria, quando sforzo l’allegria, la normalità, la tranquillità… che maschera esce di me?

Cosa è in mostra che non so, che non voglio, che mi sfugge di ciò che sono, sul mio viso, nel mio corpo ogni santo giorno?

Come va, ragazza tenebra?

Abbiamo perso il controllo e la consapevolezza… poco altro resta

Parecchio piangere, cazzotti o guai.

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Torno a casa la sera e la luna è accecante quasi quanto i profumi dei fiori primaverili e la mia perenne insoddisfazione.

Cerco la luce della luna e fingo di cercare ispirazione ma la verità è che sono solo sbronza e anche questa serata di verità non mi ammorbidirà la vita o anche solo la visione che ho di me, in nessuno dei campi in cui mi o non mi piace esprimermi.

Benvenuta all’ennesimo inutile tentativo.

La primavera è qui ma io chissà dove sono rimasta.

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Niente domani

Cerco di essere più lucida e onesta con me stessa possibile ma io obiettivamente non riesco a vedere un futuro dopo i 35 anni.

Dopo i miei almeno.

Davvero non riesco a immaginare come potere continuare a vivere ancora così, senza scopo, senza soddisfazione, senza obbiettivi speciali o progetti o sogni.

Guardo avanti e vedo nero. Non per pessimismo. Perché semplicemente non vedo nulla. Nulla.

Sento la stanchezza crescere, l’energia abbandonarmi, sento un peso scendere lento ma grave sul mio stomaco, la leggerezza un amaro ricordo.

La mia vita sentimentale un reperto archeologico che nemmeno spolverato nei ricordi mi riesce più a riscaldare.

Come sopravviverò a quest’anno? Come sopravviverò al resto della mia vita?

Troverò mai me stessa in una qualche curva a gomito che mi aspetta tra un mese e l’altro?

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